#25novembresempre

 

25 Novembre 2018.

Giornata contro la violenza sulle donne al comune di Nereto

Di Benedetto Gaia 4F; Di Berardino Costanza 4F; Mattioli Gaia 3F.

La  giornata  contro la violenza sulle donne è stata istituita per la prima volta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 17 febbraio del 1999. Lì fu stabilito il 25 novembre come data di tale ricorrenza, come simbolo  e memoria, perciò, dell’interminabile sequenza di violenze commesse nel mondo contro le donne. Questione purtroppo ancora attualissima come dimostrano da noi i notiziari con cadenza quasi giornaliera.

Come il nostro Capo dello Stato ha affermato in occasione della ricorrenza: ‘’ogni ferita fisica e psicologica inferta ad una bambina, ragazza o donna, ogni ingiustificata svalutazione delle capacità femminili sono forme di oppressione antica che rendono le donne meno libere, meno uguali, subalterne, infine vittime’’. Parole sante.

Per questo, noi della 3f e 4f accompagnati dai relativi docenti, ci siamo recati il 24 novembre mattina presso la sala consigliare “S. Allende” del comune di Nereto per assistere alla seduta consigliare in cui si votava la Carta Mondiale delle Donne. Evento che poi ha dato lo spunto per una bella e forte riflessione sulla condizione delle donne oggi, proprio come preparazione alla giornata del 25.

Un’esperienza emotivamente intensa e utile, specialmente per noi donne, ma anche per gli uomini, per dire no a questo genere ripugnante di violenza, nella speranza di abbattere attraverso nuovi modelli educativi ogni stereotipo di genere con lo scopo di raggiungere finalmente un’effettiva parità di genere che purtroppo ancora manca, in famiglia, in politica, sul lavoro. Non è tanto una questione di leggi, quanto di cultura, per questo è così difficile superare questi pregiudizi che purtroppo spesso uccidono (dal 2000 solo in Itali sono morte ben 3100 donne vittime di violenza).

In realtà la violenza sulle donne, che non è solo fisica ma anche psicologica, è un fenomeno senza tempo, radicato nella società sin dalle origini, oggi potremmo dire tragicamente globalizzato e conseguenza di una cultura patriarcale.

Il genere femminile ha sempre fatto fatica a farsi strada, inutile nasconderlo, e anche dove esso ha conquistato diritti importanti (di voto, aborto, divorzio ecc..), ha ancora tanti ostacoli che si frappongono al suo successo e rimane il fatto che spesso i ruoli di maggior prestigio sono ancora in mano agli uomini. Come in Italia appunto. Forse fa eccezione proprio la scuola, ma si spiega forse perché l’uomo è poco interessato a questo ambito di lavoro, almeno rispetto ad altri.

 E’ cambiata oggi la condizione femminile? Non tanto in molti Paesi, fra cui il nostro. D’altra parte le violenze sono addirittura in  aumento, per non dire  dei femminicidi. Pensate che l’Italia secondo il “Global Gender Gap Report” occupa l’82esima posizione nella disparità fra uomini e donne e addirittura sta dopo Filippine, Mozambico, Burundi, Mongolia, Cina, Moldavia e Honduras. Questo tipo di violenza di genere è antichissima, però le istituzioni hanno preso ad occuparsi della questione decisamente in ritardo se pensiamo che la prima risoluzione dell’Onu contro la violenza sulle donne è solo del 1993 . In Italia esista una legge sul femminicidio solo dal 2013, così come contro lo stalking da alcuni anni prima. Ancora c’è tanto da fare,  ma per fortuna qualcosa si muove, come è emerso anche nei tanti interventi nel corso della seduta consigliare qui a Nereto, soprattutto riguardo la rete di protezione.  Qui nella nostra provincia ad esempio è nata una struttura , chiamata “Maja”, pronta ad ospitare in un luogo segreto le donne che subiscono violenze per restituire loro una vita normale. Altri punti di ascolto stanno per nascere e questo è consolante perché uno dei problemi principali è proprio che le donne che subiscono violenza in molti casi non la denunciano per paura di ritorsioni. Bisogna ripartire da 2 cose: l’educazione verso una reale uguaglianza di genere e una rete di assistenza presente in tutto il territorio. La scuola perciò gioca un ruolo centrale, come ha detto nel suo intervento la nostra Preside, sia perché con l’istruzione noi donne prendiamo coscienza dei nostri diritti e di quello che ancora bisogna cambiare, sia perché è proprio a scuola che devono essere trasmessi nuovi modelli di relazione tra uomo e donna.

 

(24/11/2018 SALA CONSIGLIARE DEL COMUNE DI NERETO)

INTERVISTA ALLA DOTT.SA ANNA  MARIA  LELII, ASSESSORE CON DELEGA ALLE PARI OPPORTUNITA’ DEL COMUNE DI NERETO IN OCCASIONE DELLA GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Intervista curata da Maria Vittoria AntoniniAndrea Feriozzi, Paolo Olivieri.  (3F)Foto di Giulia Di Carlo (3F)

 

COSA NE PENSA DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE? E’ senza dubbio un fenomeno triste, e purtroppo anche tragico, poiché si parla di un tipo di violenza trasversale, come ci dicono i notiziari quasi quotidianamente, in continua ascesa, che interessa tutte le donne.

PERCHE’ TANTE DONNE NON DENUNCIANO LE VIOLENZE CHE SUBISCONO?  Perché hanno paura delle ritorsioni oppure non credono che la violenza di chi gli sta accanto possa arrivare a tanto, talora anche all’omicidio

CHE SIGNIFICATO HA LA PANCHINA E IN PARTICOLARE IL SUO COLORE ROSSO?  Il colore rosso coglie al meglio il significato della giornata mondiale contro la violenza delle donne, poiché manifesta simbolicamente le sfumature sia dell’amore che del sangue, perciò una panchina rossa nella sua visibilità e nel suo significato si presta particolarmente bene a fungere da monito per tutti in difesa dei diritti delle donne.

CHE COSA VOLEVATE TRASMETTERE CON QUESTA BELLA E INTENSA MANIFESTAZIONE?  L’intenzione è quella di trasmettere una nuova consapevolezza nelle donne che non sono più sole, ma che oggi possono avvalersi di una rete di protezione e soccorso, che certamente andrà potenziata specialmente in Abruzzo, su cui possono fare affidamento, nella speranza che trovino il coraggio di denunciare qualsiasi  forma di violenza, sia fisica che psicologica, esse subiscano. Infatti questo drammatico fenomeno, che troppo spesso ha un epilogo tragico, in Italia rimane in gran parte ancora sommerso.

COME SI PUO’ CONTRASTARE LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE SUL PIANO LEGISLATIVO E D EDUCATIVO? Un buon percorso di sensibilizzazione, appunto, ed un’educazione inclusiva, a cominciare dalla famiglia poi la scuola e la politica, libera da discriminazioni, rappresentano credo la strada giusta per arrivare ad una vera parità di genere e superare certi modelli oramai vecchi che molti uomini purtroppo stentano ad abbandonare. Evidentemente il problema principalmente è culturale e su questo fronte dunque che bisogna soprattutto lavorare. Un grande ruolo lo giocano per questo motivo le scuole, come bene ha detto la Preside della vostra scuola nel suo intervento nella sala consigliare.

AVETE IN CANTIERE ALTRE INIZIATIVE DI QUESTO GENERE? Spero che il Comune possa promuovere ulteriori iniziative di questo genere in particolare in questa ricorrenza, ma in generale anche in altre circostanze, anche attraverso spettacoli, incontri con figure femminili di spicco, tavole rotonde, perché come ho detto sopra è un fenomeno essenzialmente culturale in cui la sensibilizzazione gioca perciò una funzione  decisiva.

 

 


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