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Legalità
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COMUNICATO STAMPA

 

DON ALDO BONAIUTO INCONTRA GLI STUDENTI DEL “G.PEANO – C.ROSA” DI NERETO

Nominato Missionario della Misericordia da Papa Francesco parlerà della Tratta delle Donne

martedì 10 dicembre 2019

Aula Magna “Bianca Micacchioni” ITE – ore 10.30

L’IISS “Peano-Rosa” di Nereto, guidato dalla Dirigente scolastica Maria Rosa Fracassa, continua il progetto “Vedo.Sento.Parlo. Azioni di Legalità”, un percorso formativo che ha il fine di consolidare negli studenti competenze e quindi comportamenti di cittadinanza attiva ispirati, tra gli altri, ai valori della responsabilità, partecipazione, solidarietà, uguaglianza.

Martedì 10 dicembre le classi quarte del Liceo e dell’ITE, alle ore 10.30, nell’Aula Magna “Bianca Micacchioni”, incontreranno Don Aldo Bonaiuto, antropologo e demonologo che segue le orme di Don Oreste Benzi all’interno della Comunità Papa Giovanni XXIII. Noto per la testimonianza su tv e giornali a favore degli ultimi e sui drammi dell’emarginazione, incontrerà i ragazzi della scuola superiore di Nereto per affrontare il delicato tema della Tratta delle Donne, da lui ampiamente approfondito nella pubblicazione “Donne Crocifisse” (Rubbettino) con la prefazione di Papa Francesco. È proprio quest’ultimo, infatti, ad averlo nominato Missionario della Misericordia.

Gli studenti lo intervisteranno e insieme a lui cercheranno di capire cosa si cela dietro quel fenomeno terribile della tratta delle donne che l’Onu considera una delle più grandi e diffuse violazioni dei diritti umani e che Don Aldo Bonaiuto descrive come «schiavitù tenuta dai mercanti di carne umana».

All’incontro, oltre all’ospite d’eccezione, recentemente intervistato dal giornalista Gigi Marzullo su Rai 1 nel programma “Mezzanotte e dintorni”, interverranno la Dirigente scolastica Maria Rosa Fracassa, il Questore di Teramo Enrico De Simone, la Referente Legalità e curatrice del progetto Alessandra Angelucci, gli studenti della scuola.

 

 

 
 
 
L'IISS Peano-Rosa Nereto ospita il Premio Nazionale Paolo Borsellino con il progetto "Vedo, Sento, Parlo. Azioni di Legalità".

Referente progetto: prof.ssa Alessandra Angelucci.

 

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I nostri studenti alla XXIV edizione del Premio Nazionale “Paolo Borsellino”

 

Pescara: Sobria e solenne cerimonia quella celebrata sabato 26 ottobre 2019 al Teatro Massimo di Pescara, sul cui palco è stata accolta la XXIV edizione del Premio Nazionale Paolo Borsellino, organizzata dall’Ass.ne “Falcone e Borsellino”, presieduta da Gabriella Sperandio e dal MIUR. Numerosi i premiati che nella loro vita si sono distinti per alti meriti civili e sociali. Alla conduzione due docenti della scuola italiana: Alessandra Angelucci e Graziano Fabrizi.

Grande partecipazione di pubblico e delle scolaresche di ogni ordine e grado, con una folta rappresentanza anche del nostro Istituto “Peano-Rosa” di Nereto. E proprio agli studenti era principalmente dedicata tale edizione. Una parte fondamentale, quella dei ragazzi e delle ragazze, che simboleggia la parte più bella e viva del fare scuola e che, per la XXIV edizione del Premio Nazionale Paolo Borsellino, è stata rappresentata sul palco, in via speciale, dagli studenti Simone Marozzi e Gioia Di Sabatino, frequentanti la 4C ITE di Nereto. Simone e Gioia, infatti, sono stati scelti dallo staff del Premio per affiancare i conduttori nella cerimonia del 26 ottobre, indossando con orgoglio la maglietta su cui erano scritte le note parole pronunciate dal magistrato Giovanni Falcone: «Gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini». Sono stati proprio loro a consegnare le targhe alle più alte cariche dello Stato che si sono distinte per giustizia ed impegno civile nella lotta alla criminalità organizzata. Chi si aspettava la solita manifestazione retorica ed autocelebrativa è rimasto ampiamente deluso. Invece tante testimonianze vere, testimonianze di vita vissuta, di chi la mafia non l’ascolta solo dai notiziari, ma la respira quotidianamente e quotidianamente la combatte viso a viso, tra mille difficoltà e pericoli; testimonianze toccanti, non solo dei vivi, ma anche dei tanti, troppi, caduti per mano mafiosa che ancora ci parlano con il luminoso esempio delle loro vite spezzate al servizio delle istituzioni e della legalità. Nei nostri cuori nessuna croce manca.  Non eroi, ma persone normali, come tutti noi, con le stesse paure, ma anche il coraggio come dice Don Aniello Manganiello di non girarsi dall’altra parte, facendo dunque della legalità la stella polare della loro esistenza. Belle e commoventi le immagini di Falcone e Borsellino proiettate sullo schermo gigante, con quei loro volti segnati da un’insondabile tristezza. La tristezza di chi sapeva di essere solo, di chi sapeva di essere stato lasciato solo. “Siamo cadaveri che camminano”: le agghiaccianti parole di Borsellino dopo la morte del suo amico Falcone. Fare squadra.  Questo è il nuovo imperativo categorico per battere la mafia, o meglio le mafie. Sinergia tra Magistratura, Organi investigativi, Apparati governativi, Società civile, Scuola. Perché come insegna l’esperienza passata, la mafia colpisce più duro laddove chi la combatte è isolato, a volte proprio da quelle stesse istituzioni che egli ha difeso con la propria vita. Oggi la mafia non è più quella di una volta, è mafia globale, dei colletti bianchi, degli anonimi uomini d’affari che investono in borsa, delle ditte dal volto apparentemente pulito che riciclano il fiume di denaro illecito, delle banche conniventi, delle pericolose collusioni con la politica. Forse meno violenta ma più difficile da colpire.Tanto più occorre fare squadra e aggredirla in ciò che essa ha di più caro: il suo immenso patrimonio generato dal fiorente malaffare. Ma la mafia non è solo questo. Innanzitutto è un fatto culturale, una mentalità, ben più difficile da debellare. Proprio la Scuola svolge in questo senso un ruolo cruciale, non meno di magistrati e poliziotti. E allora premiamo anche quei presidi, quei docenti che nei territori a rischio pur tra minacce, pressioni, intimidazioni di ogni genere, continuano con altrettanto coraggio a non guardare dall’altra parte, cercando di sottrarre quanti più bambini e giovani possibili a quell’humus malato dell’antistato. Veri presìdi di legalità, isole a volte nel deserto del malaffare. Diamo anche a loroun po’ di meritata visibilità, un momento di notorietà a parziale risarcimento dell’oscuro ma importantissimo e duro lavoro che svolgono ogni benedetto giorno. Perché “una sola cosa la mafia teme più della giustizia: la scuola” (A. Caponnetto).

Ufficio Stampa  02/11/2019

Foto  Giulia Di Carlo

 

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